L’anima del mare Mediterraneo  si trova a Zarzis

Spirito nobile, passione per il mare e la natura, forza di carattere,  spirito controcorrente, un concentrato di  poesia e di sensibilità umana. Questo e molto altro è Lihidheb Mohsen

Un uomo che ha dedicato sino ad ora la sua vita all’umanità ed al mare. L’ho incontrato solitario un giorno lungo le spiagge deserte a sud di Zarzis, camminava con fatica  nell’acqua sino alle  ginocchia ed era avvoltolato in una grossa cima (corda) che aveva trovato qualche chilometro indietro rigettata sul bagnasciuga. Pareva un essere soprannaturale che usciva dall’acqua, con gli occhi incupiti dallo sforzo del pesante fardello, aveva  lo sguardo di chi aveva trovato la materia che cercava da tempo, come uno scultore  soddisfatto di aver trovato tra i marmi il giusto pezzo per la creazione di un nuovo soggetto artistico.

 I materiali che cerca e trova sono i rifiuti rigettati dalle onde del  mare, gli oggetti, non importa quali,

che sono rimasti a lungo tempo  nell’acqua  e che subiscono differenti metamorfosi, lui dice che: “hanno assorbito l’anima del mare. Un anima che io cerco dentro le loro forme, dentro alla fatica esposta nelle loro logorate  intimità. Quando la trovo mi metto in ascolto della loro  a volte flebile a volte tonante comunicazione e, come uno sciamano cerco di interpretarla perché tutti la possano intendere, con questi oggetti solo apparentemente rifiuti,  realizzo monumenti dedicati alla natura e agli uomini”. Lungo le strade che portano alla vicina Libia,  quelle verso l’isola di Jerba e quelle che portano a ovest verso il deserto, dentro gli immensi pianori salati delle sebket (laghi di sale) li potete osservare questi monumenti realizzati con gli avanzi del mare: copertoni, galleggianti, corde di ogni dimensione, bottiglie di plastica ed altro sono assemblati ed elaborati in forme astratte e piacevoli, sono monumenti in cui la poesia si sposa con ciò che di peggio abbandona l’uomo, è un grido di speranza per un mondo migliore, è l’ultimo utilizzo di ciò che viene rifiutato da tutti anche dal mare.

Mohsen lo possiamo definire un  ecoartista,  un uomo che gioca con la natura come un’innamorato gioca con la sua donna, rispettandola ed amandola alla follia. Ecco perché credo che l’anima del mare risiede qui, in questa cittadina di pescatori di spugne e di coltivatori di olivi.

Le sue molteplici opere sono esposte anche  nel suo piccolo museo personale a Zarzis in uno spazio di circa 1000 mq.: una piramide di 400.000 oggetti provenienti dal mare che compongono molti quadri che lui ama definire “d’azione” tra cui la ricostruzione  dell'isola deserta di Robinson Crusoé con la sua capanna, la sua palma ed il suo tesoro ed altre composizioni che toccano gli aspetti più importanti dell’uomo,  della sua vita, sulla terra e sul mare.  Di lui ne ha parlato la televisione italiana ed il Corriere della Sera perché sovente tra i rifiuti raccolti trova cadaveri di poveri clandestini che le onde portano sino alle coste, ed è allora che la sua sensibilità viene scossa, ed il dramma viene con estrema pietà evoluto in poesia come quella da lui scritta  dedicata a “Mamadou”  il corpo di un nero che lui ha trovato  sulle rive presso l’istmo di Ejdaria,  di cui canta la sua disperazione:

“Questa volta non aveva che le ossa,  il corpo si era perso sul fondo del mare, trasmutato in pesce.

rinserrati nel basso una cintura gialla  fermava gli  azzurri calzoni che galleggiavano sul cavo delle gambe disossate. il suo scheletro sguarnito e la sua testa scollata,  andava a zonzo da qualche parte nel mediterraneo. Provai rispetto ed amore per quei poveri resti, raccolsi tutte le mie idee e le spinsi in una preghiera”.  Il poema di Mamadou continua per una intera pagina con la stessa intensità e sentimento.  Mohsen ha scritto centinaia di poesie in lingua araba e francese  cimentandosi   sui grandi temi della umanità che varrebbero una pubblicazione perché sono composizioni propedeutiche in cui sono cercati e cantati gli aspetti nobili di una umanità nel tentativo di frenarne  l’inesorabile declino. Ma un ulteriore e  straordinario  ritrovamento è collocato sugli scaffali della sua collezione, sono alcune decine di bottiglie da lui ritrovate sulle sponde del mare in cui sono stati posti messaggi di disperazione e d’amore affidati alle onde provenienti  da ogni parte del Mediterraneo. Un buon numero di essi provengono dalle coste italiane da dove ragazze innamorate e tradite  hanno lanciato la loro disperazione con parole  e maledizioni, altri messaggi sono indirizzati alla fortuna e alla ricerca di amori, in altri sono  scritte preghiere in auspicio di guarigioni. Messaggi lanciati nel mare, a quel mare misterioso, capace di muovere le emozioni più nascoste e i desideri repressi, in quel liquido che ha dato origine alla vita,  vengono riaffidati i sentimenti.   Mohsen con la sua capacità catalizzante li ha ricevuti. Quando leggeva un mittente sicuro lui rispondeva con una lettera, un racconto o una preghiera  interpretando la voce e lo spirito del mare, segnando il tragitto geografico ed il tempo che il messaggio era rimasto  cullato nelle onde prima di giungere a lui.       

Dopo una   pluridecennale ricerca lungo 150 km. di spiagge  ed encomi anche da parte di Greenpeace,   ottenuto un Record,  un  Guinness Mondiale 2002  per aver raccolto decine di migliaia  di bottiglie di plastica rigettate dal mare Lihidheb Mohsen, l’”ecoartista di Zarzis” continua la sua battaglia solitaria ispezionando le coste da Jerba  sino a Ben Gardanne, raccoglie tutto ciò che trova di interessante, soccorre tartarughe e delfini feriti. Un azione in stretta comunione con la natura perché secondo lui questa è la sinfonia del mondo che vive, che per lui è come una musica celeste, come una droga, una musa ispiratrice  di cui senza non può più vivere.

Per contattare  Lihidheb Mohsen vedere il suo sito web

www.seamemory.org

Marino Alberto Zecchini