cultura.htm

SUL FILO DEL BARATRO DI UN DESERTO ESPLORATO

Esperienze di una vita tra uomini e deserto

Il deserto a Tataouine  è uno stato mentale immaginato e contemporaneamente reale, uno spazio in cui regna una profonda sofferenza, metafora  dell’inferno in terra  dove  per contrario i cieli celesti sono i luoghi di elevazione spirituale. Il deserto è l’antro bruciato, tuttavia la sua carica magnetica mi seduce come mi attira il fascino del  male.

deserti reali e deserti interiori

Quel male tanto disprezzato ma sempre carico di seduzione. E’ nel deserto che il demonio può tentare, più che in ogni altro posto del mondo...luogo dove anche il Cristo quando era profondamente affamato ed assetato è stato provato con lusinghe ed astuzie. E’ sul limite che si misura lo spirito, ed il limite l’ho trovato sul ciglio, osservando  l’abisso, il profondo del baratro da dove giungono con la vertigine solo risposte a metà. Dove gli echi di domande gridate riportano note di sensi di colpa, di rimpianti per non avere ottenuto risposta ai più  ambiti desideri. Questo deserto mi si è posto  come condizione di attraversamento, per giungere al di la,  e lungo il percorso si è trasformato in simbolo e nella allegoria delle difficoltà, allora  la pista diventò metafora della vita e il percorso le stagioni  passanti dalle calme autunnali alle tempeste di sabbia, ai geli notturni e al torrido e spietato sole. Io esperto di piste, mi lasciai accompagnare da coloro che si dicevano amici sino sul ciglio del baratro, dove echi rivelatori schiudevano empi pensieri di vendetta che  preludono sempre a   imminenti sciagure che con fatica costringevo  dentro la sfera della sofferenza dell’intimo luogo dove sono riposte le grandi delusioni della vita. Viaggio, traversata, cammino, erranza, percorso, nomade tra i nomadi evitando gli sputi del tempo, al riparo di una isolata ginestra, sotto la piega di una alta duna mentre  trascorro i ricordi di una infanzia sfuggita, passata in un lampo mi ritrovo in autunno in una pista perduta, confusa dalla sabbia spostata dal vento  asservito al disordine della memoria insistendo nella ricerca di un punto fermo da cui ripartire.

Esperienze di una vita tra uomini e deserto

Cercando tra le tracce confuse del passato, dei ricordi… numerosi come  granelli di sabbia,  che insieme diventano deserti interiori. Cerco il maestro, la guida che mi aiuti nella frammentazione delle memorie narrate per trovare la formula per rinchiudere il deserto nella sintesi di un solo rigo. Cerco tra le limitate parole della mia immensa ignoranza e mi giunge una sola espressione “Sahara el Kubra” che afferro da un’altra cultura… cultura, percorsa e studiata, amata ed ancora sconosciuta,  abbandonata dentro le lacrime  di troppi tradimenti subiti.  Non trovo il maestro e nella alternanza di sentirmi guida e discepolo continuo  il percorso contro vento. Acrobate dei sogni, cammino sonnambulo attraversando giardini sahariani dove l’aria è gonfia di odori e sapori di miele grondante dai frutti di palme maestose. Tracce di ricordi mi insegnano il cammino alla ricerca di un passaggio verso un senso compiuto,  un significato definitivo dove trovo uomini dal viso amico ma dal cuore incapace di accettare  giustizia. Portatori di un sapere settario, integrati in una sola visione, quella di un dio demonio, che genera il falso, il gretto l’approfittatore. Dove la mia lealtà è presa e giocata nella lotteria della finzione. Lealtà e menzogna camminano affiancati sulla stessa pista. Di giorno un sorriso, la notte in un  calcolato inganno diventano  predatori  delle mie  idee.  Quattro anni trascorsi tra entusiasmi ed amori diurni quattro anni di notti oscurate  da false affermazioni…ora… capovolto, osservo la pista percorsa, i contorni nobili di un amato lavoro spalmato negli anni, rubato ed usato da spiriti demoni senza passioni, che acquistano i sogni di anime oneste pagandole con promesse mai mantenute. Che si pongono a me “gauri” a me straniero con pensieri sempre velati di inganno. Il loro pensare li rende incapaci di essere integri.  Proposte  continue di fraternità, commovente accoglienza, gettata la lenza ti piace cadere in trappole che all’inizio ti danno piacere. Io che studio l’anima del  deserto, ho trovato nei loro spirito un deserto più grande di quello da loro conosciuto. amici e fratelli, arabi e musulmani, compagni di avventure vi imploro di avere la forza e l’intelligenza di superare, di rompere questo sbarramento culturale. Il magnifico sapere della cultura arabo islamica non ha avuto confronti nel tempo, un sapere universale, una morale che insegna la giusta via in cui vi è assenza di  pregiudizi, oggi è da molti deformata, maciullata, asservita a personali interessi destinata al demonio della apparenza, dell’egoismo, in funzione di un mal  celato protagonismo sociale, politico, con il vanto di essere autori di  idee, mentre come lupi vestiti da agnelli si  pratica il plagio in un sistematico modo che in fine appare nell’intimo la convinzione di essere autori e firmarsi come padri di  testi  spesso neppure compresi. Questo è lo sfogo di un giorno d’attesa, la risposta   ad un amore tradito,  un sentimento che non vuole la guerra ma che cerca una pista di risalita, che mi trova sul fondo del baratro in una pozza di melma collosa.  In un sito dove ritrovo altri amici che sembrano chiari: arabi, tunisini francesi e italiani. Questo viaggio mi ha reso più attento, un cammino nell’onirico spazio alla ricerca dell’”uomo”,  dove si aggiunge un elemento importante... il senso di colpa ed il perdono.

Marino Alberto Zecchini 12/04/2008 Zarzis