DETICATO A CLAUDIO SITTINIERI

L’ho incontrato in un giorno d’estate, seduto al tavolo di un hotel del deserto in compagnia  di amici. Il suo viso sprizzava gli entusiasmi di  nuove scoperte, di nuove culture, di nuove avventure.Un uomo, un ragazzo dalle idee pulite cercava  risposte alle domande che pone la vita. Domanda  insistente per trovare una pista che portava alla porta della  felicità  che  inseguiva.

 

Una giovane moglie, Maria Grazia,  due figli esemplari, raccontati con amore paterno, un esempio di uomo dal nobile animo. Lo vidi subito tra tutti i compagni che  aveva una nota, una marcia più avanti, la sensibilità di chi ha gli occhi più aperti e l’attenzione per tutti. Nobiltà oggi rara che lo ha posto con gli altri, sempre modesto ma condottiero del gruppo. Amava il deserto perché lì ha trovato un ambiente assoluto com’era assoluto il suo essere d’uomo, marito e di padre. Aveva un amico, un fratello più forte di altri, aveva Concetto che lo proteggeva, con lui si sentiva di andare più oltre dove altri non potevano osare.  Quando sono venuto a Ragusa l’ho trovato, conosciuto e rispettato perché non finiva di essere attento a capire il complesso retaggio dell’altra cultura al di l’ha della sponda del mare di mezzo, cercava attraverso il suo intuito le tracce rimaste in se stesso di quelle radici sbiadite degli arabi negli uomini siculi d’oggi.  Per lui sono venuto a Ragusa dove insieme abbiamo realizzato una mostra sul Sahara al castello di Donna Fugata. Il preludio della coagulazione di un gruppo che del deserto erano amici. Spiriti nobili progetti grandiosi per portare aiuto ai più poveri d’Africa, ogni arrivo uno scopo non solo di viaggio, ma sensibili portarono doni ad un istituto di bambini malati mentali e poi altri arrivi con il cuore in mano, quel cuore sensibile, quel cuore che ora non batte più i colpi del tempo ma resta vivo nei sentimenti di tutti i presenti.  

  Marino Alberto Zecchini