

Il viaggio notturno di Maometto al Isrâ e al ’ Al mi’rag
Dopo trecento anni dalla rivelazione del Corano tra il IX e il XII sec., la leggenda di Maometto viene elaborata da molti mistici mussulmani. Questi racconti a volte espressi in forma poetica di grande valore, si diffondono nel dar al Islam (mondo mussulmano) tra le differenti popolazioni, in un area geografica immensa del mondo allora conosciuto, permeandone profondamente la cultura. Questi racconti alimentavano la pietà dei credenti ed erano alla base di quella tipica cultura dell’epoca, che ricercava attraverso la trascendenza il significato ultimo della cose. Inferno e Paradiso erano esplorati non solo da mistici, poeti e letterati attraverso composizioni poetiche e filosofiche, ma anche da pittori e miniaturisti, soprattutto dell’area medio orientale. Anch’essi ricercavano attraverso l’arte rappresentativa, di percorrere il mondo ultraterreno sulla base del sintetico ma potente contenuto delle sure del Corano N°17 (La Notte del Destino), N° 53 (La Stella) e sugli hadit. In quei tempi, la cultura alta dell'uomo era basata sulla filosofia e la religione. Il mistero dell'aldilà era certamente visto come una fucina alchemica da cui provenivano emozionanti deduzioni e risposte. Le convinzioni che ne derivavano potevano aiutare a trovare alcune risposte sui misteri dell'umanità. Questo ha dato origine al proliferare in ogni sapere ed arte di composizioni ed opere sul viaggio escatologico di Maometto e su verosimili o illusori percorsi mistici dei sufi musulmani. Come per la Divina Commedia, i racconti de Isrâ e al ’ Al mi’rag, fecero fiorire una notevole produzione iconografica di artisti islamici, soprattutto Persiani, con opere di grande pregio e miniature che oggi si possono trovare nei più importanti musei del mondo. Il viaggio escatologico di Maometto attraverso i vari passaggi veniva interpretato come ascesa di purificazione. Le tappe del percorso erano contrassegnate dal raggiungimento di stadi di perfezionamento dell'essere e la totale consapevolezza del significato di sottomissione, carità, misericordia, chiarezza e conoscenza come ricerca di Dio. Queste pratiche si riproponevano come schema nelle confraternite mistiche con i riti trascendentali del sufismo (tasawwuf). Molti mistici sufi riunendosi in confraternite contraddistinte tra loro da caratteristiche simili agli ordini monastici del Cristianesimo, praticavano la preghiera, il ricordo di Dio e dei suoi simbolici nomi (Asma Allah al husna) e (dhirk), eseguivano movimenti del corpo coordinati alla recitazione dando spirito alle tecniche trascendenti di tutte le confraternite mistiche dell’Islam. Il poeta As Sanâ´i:, compose in lingua persiana il poema mistico“ Il viaggio nel regno del ritorno”. Mentre il mistico Ibn ´Arabi :(1165-.1240), fu l’autore de: “ Il viaggio notturno alla più alta dimora”. I due autori raccontano il loro viaggio mistico nei regni dell’aldilà, fino “alla dimora più vicina a Dio”. Questi due poemi, nel loro linguaggio esoterico permeato di simbolismi e allegorie mistiche, si sviluppano negli ambienti del sufismo e del marabutismo, per poi diffondersi nella religiosità popolare. Questi racconti prendono spunto da alcuni passi coranici: “ Isrâ” e “Al mi’rag” e dalla tradizione (hadit) in cui è descritto il “viaggio” di Muhammad (Maometto). Costui, una notte fu condotto fino al tempio di Gerusalemme e ascese fino al settimo cielo accompagnato dall’Arcangelo Gabriele, cavalcando una simbolica creatura un po’ donna un po’ animale, dagli eccezionali poteri di nome Burâq. In questo viaggio mistico nel regno d’oltretomba, il Profeta dell’Islam passa per l’inferno, dove emergono somiglianze fra la topografia dei luoghi, gli abitanti, i premi e le pene ritrovati poi nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso danteschi.

Note. Šhari´ah: è un termine che in occidente viene tradotto con “ legge islamica”, ed è inteso come regolamento statico e immutabile. Il popolo arabo, popolo del deserto di cui ne ha assorbito l’essenza, ha originariamente definito con questo nome il percorso che i dromedari assetati compiono verso il pozzo o la sorgente, alla ricerca dell’acqua, nella tensione collettiva di trovare con l’acqua l’essenza vitale. Cosi il fedele dell’Islâm percorre il difficile corso della vita affidandosi allaŠhari´ah, che è la traccia, il codice, l’indicazione per giungere alla sua ultima destinazione. Al Burâq: il suo nome deriva da barîq (splendore). Per estensione anche lampo e bagliore. E’ una creatura dalle forme fantastiche e nella tradizione viene descritta con viso da donna, zampe da cammello, zoccoli e coda di bovino ed al posto del cuore un rosso rubino. La sua falcata volante è ampia “quanto uno sguardo”. Al Hadît: sono i detti del Profeta, che nel corso storico sono stati esaminati da profondi conoscitori dell’Islâm per approvarne l’autenticità. Essi formano con il Corano la guida sulla quale la tradizione musulmana cammina.