Il viaggio di Purificazione nella escatologia islamica e in occidente
Nella idea degli uomini, il “viaggio” può presentare molteplici valenze, che variano dal semplice spostamento geografico, in cui i posti sconosciuti possono apportare nuove informazioni al bagaglio culturale personale, sino a significati che giungono alla sfera mistico-religiosa, per diventare ricerca in se stessi del Divino. Il viaggio di esplorazione nei territori misteriosi oltre la morte materiale è definito: “viaggio escatologico”. Tra i viaggi di purificazione nei luoghi considerati Santi, che preludono il viaggio ultimo, vi sono molteplici analogie tra la storia araba e quella occidentale, per i cristiani, sino al secolo scorso era Santiago de Compostela, oggi Fatima, Lourds, ed altri minori. Per l’Islam invece, il viaggio a La Mecca è un percorso geografico ed interiore dal valore fortemente purificatorio, considerato uno dei fondamenti religiosi, lungo il quale i simboli terreni si pongono come pioli di una scala in direzione di Dio. In occidente, il viaggio come percorso alla ricerca di Dio attraverso il mondo dell’aldilà è soprattutto presente nell’immaginario collettivo attraverso la straordinaria opera di Dante Alighieri (1265-1321): la Divina Commedia. Un viaggio escatologico descritto in una forma di altissima poesia dai valori simbolici universali. Un percorso in cui Dante propone il viaggio come ritorno nel luogo da cui ogni cosa proviene, passando per luoghi di dannazione perpetua delle anime, attraverso il Purgatorio sino al Paradiso, in un gioco di richiami ed allegorie su fatti e personaggi storici, in cui la metafora, l’allusione e la sintesi poetica si compongono in una eccezionale architettura, in un insieme intrigante e sublime e teso nello sforzo mistico di giungere fino a Dio per estinguersi in esso nella espressione di Dante: “indiarsi”. Il misterioso viaggio dantesco, esplorato per lunghi secoli da attenti specialisti occidentali, sembrava rivelato e le parti oscure, poste sotto il “ velame delli versi strani”, venivano sovente interpretate come esercitazioni “ludiche” di tipo linguistico-poetico. Tutto questo sino al 1919, quando Miguel Asin . Palacios, noto studioso spagnolo, enunciava l’illuminazione che doveva guidarlo nei suoilunghi ed approfonditi studi sui rapporti fra Dante e la tradizione islamica. “…la leggenda musulmana mi si presentava così all’improvviso, come uno dei precursori della Divina Commedia…”( M.A. Palacios) La sua esplorazione nella letteratura islamica precedente a Dante però veniva volutamente ignorata dalla critica ufficiale, il testo di M.A. Palacios sarà pubblicato in Italia soltanto nel 1994. Dante continuava ad essere presentato come l’erede del mondo classico e del mondo cristiano, colui che, dopo Enea e dopo Paolo, aveva avuto il privilegio di salire fino a Dio.
         
Similitudini tra i due racconti
 
 Dante il Poeta; Virgilio e Gerione                       Maometto il Profeta, l’Arcangelo Gabriele e il Burak
           

Il viaggio notturno di Maometto al Isrâ e al ’ Al mi’rag

Dopo trecento anni dalla rivelazione del Corano tra il IX e il XII sec., la leggenda di Maometto viene elaborata da molti mistici mussulmani. Questi racconti a volte espressi in forma poetica di grande valore, si diffondono nel dar al Islam (mondo mussulmano) tra le differenti popolazioni, in un area geografica immensa del mondo allora conosciuto, permeandone profondamente la cultura. Questi racconti alimentavano la pietà dei credenti ed erano alla base di quella tipica cultura dell’epoca, che ricercava attraverso la trascendenza il significato ultimo della cose. Inferno e Paradiso erano esplorati non solo da mistici, poeti e letterati attraverso composizioni poetiche e filosofiche, ma anche da pittori e miniaturisti, soprattutto dell’area medio orientale. Anch’essi ricercavano attraverso l’arte rappresentativa, di percorrere il mondo ultraterreno sulla base del sintetico ma potente contenuto delle sure del Corano N°17 (La Notte del Destino), N° 53 (La Stella) e sugli hadit. In quei tempi, la cultura alta dell'uomo era basata sulla filosofia e la religione. Il mistero dell'aldilà era certamente visto come una fucina alchemica da cui provenivano emozionanti deduzioni e risposte. Le convinzioni che ne derivavano potevano aiutare a trovare alcune risposte sui misteri dell'umanità. Questo ha dato origine al proliferare in ogni sapere ed arte di composizioni ed opere sul viaggio escatologico di Maometto e su verosimili o illusori percorsi mistici dei sufi musulmani. Come per la Divina Commedia, i racconti de Isrâ e al ’ Al mi’rag, fecero fiorire una notevole produzione iconografica di artisti islamici, soprattutto Persiani, con opere di grande pregio e miniature che oggi si possono trovare nei più importanti musei del mondo. Il viaggio escatologico di Maometto attraverso i vari passaggi veniva interpretato come ascesa di purificazione. Le tappe del percorso erano contrassegnate dal raggiungimento di stadi di perfezionamento dell'essere e la totale consapevolezza del significato di sottomissione, carità, misericordia, chiarezza e conoscenza come ricerca di Dio. Queste pratiche si riproponevano come schema nelle confraternite mistiche con i riti trascendentali del sufismo (tasawwuf). Molti mistici sufi riunendosi in confraternite contraddistinte tra loro da caratteristiche simili agli ordini monastici del Cristianesimo, praticavano la preghiera, il ricordo di Dio e dei suoi simbolici nomi (Asma Allah al husna) e (dhirk), eseguivano movimenti del corpo coordinati alla recitazione dando spirito alle tecniche trascendenti di tutte le confraternite mistiche dell’Islam. Il poeta As Sanâ´i:, compose in lingua persiana il poema mistico“ Il viaggio nel regno del ritorno”. Mentre il mistico Ibn ´Arabi :(1165-.1240), fu l’autore de: “ Il viaggio notturno alla più alta dimora”. I due autori raccontano il loro viaggio mistico nei regni dell’aldilà, fino “alla dimora più vicina a Dio”. Questi due poemi, nel loro linguaggio esoterico permeato di simbolismi e allegorie mistiche, si sviluppano negli ambienti del sufismo e del marabutismo, per poi diffondersi nella religiosità popolare. Questi racconti prendono spunto da alcuni passi coranici: “ Isrâ” e “Al mi’rag” e dalla tradizione (hadit) in cui è descritto il “viaggio” di Muhammad (Maometto). Costui, una notte fu condotto fino al tempio di Gerusalemme e ascese fino al settimo cielo accompagnato dall’Arcangelo Gabriele, cavalcando una simbolica creatura un po’ donna un po’ animale, dagli eccezionali poteri di nome Burâq. In questo viaggio mistico nel regno d’oltretomba, il Profeta dell’Islam passa per l’inferno, dove emergono somiglianze fra la topografia dei luoghi, gli abitanti, i premi e le pene ritrovati poi nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso danteschi.

Somiglianze dei Paradisi nelle due tradizioni
                      

Note. Šhari´ah: è un termine che in occidente viene tradotto con “ legge islamica”, ed è inteso come regolamento statico e immutabile. Il popolo arabo, popolo del deserto di cui ne ha assorbito l’essenza, ha originariamente definito con questo nome il percorso che i dromedari assetati compiono verso il pozzo o la sorgente, alla ricerca dell’acqua, nella tensione collettiva di trovare con l’acqua l’essenza vitale. Cosi il fedele dell’Islâm percorre il difficile corso della vita affidandosi allaŠhari´ah, che è la traccia, il codice, l’indicazione per giungere alla sua ultima destinazione. Al Burâq: il suo nome deriva da barîq (splendore). Per estensione anche lampo e bagliore. E’ una creatura dalle forme fantastiche e nella tradizione viene descritta con viso da donna, zampe da cammello, zoccoli e coda di bovino ed al posto del cuore un rosso rubino. La sua falcata volante è ampia “quanto uno sguardo”. Al Hadît: sono i detti del Profeta, che nel corso storico sono stati esaminati da profondi conoscitori dell’Islâm per approvarne l’autenticità. Essi formano con il Corano la guida sulla quale la tradizione musulmana cammina.