LA KAHYNA

 LA REGINA BERBERA DELL’AURES

Correva l’anno 688 dell’era Cristiana il 69° dall’Egira, in quel periodo in “Ifriqya”, l’odierna Tunisiagiungevano gli eserciti arabi con le loro mire espansionistiche territoriali e religiose. A capo degli arabi vi era un  valoroso combattente di nome Zuhayr che ingaggio una furibonda battaglia contro i Bizantini. La lotta, che si svolse nella piana di Derna  fu feroce e accanita, i Bizantini erano numerosissimi, gli arabi soccombettero e Zuhayr il loro comandate fu ucciso con molti suoi compagni. Un mausoleo a ricordo di questi uomini che la storia arabo islamica ha considerato martiri si trova tuttora nel cimitero di Bu Mansur a Derna. In quegli anni le incursioni arabe facevano storia gia da alcuni decenni. I berberi, gli autoctoni dell’africa del Nord erano gia stati parzialmente islamizzati  ma nuclei di rivoltosi di cui molti cristiani ed ebrei opponevano resistenza. La sconfitta dell’esercito arabo ridiede speranza al popolo berbero, il fuoco della rivolta si propagò per tutta l’ Ifriqya ma la disunione delle tribù non permise una risposta pronta e duratura. Tuttavia i berberi ed i rivoltosi si unirono sotto il comando di una donna che già in quell’epoca era passata alla leggenda.

 Interpretazione pittorica della cavalcata della Kahyna Autrice:Narjes Mousa 2002 Tunisi

Il suo nome era Dihya, figlia di Tabita ibn Tifan della tribù Gerawa che dominava il territorio dei monti dell’Aurès. Questa donna era ed è tuttora un mito ed un mistero. Di lei si dice che era bellissima  ed amazzone meravigliosa, temuta  anche per capacità divinatorie tanto che gli arabi la soprannominarono ”la Kahyna” che in arabo significa profetessa, indovina, ammaliatrice e strega.  Infatti sovente dimostrò le sue doti di preveggenza e di coraggio indomito, si dice anche che fosse Ebrea, tuttora rimane nella memoria collettiva come personaggio leggendario.   La Kauyna divenuta la regina dell’Aures  (monti dell’Est Algerino)  dopo la sconfitta di Zuhayr  raccolse attorno a se le tribù berbere per  formare un fronte alle invasioni arabe.  Era il 692/93 dell’era Cristiana il 73 dall’Egira)  Dall’Egitto il califfo Abdel Malik pensò di inviare nuovamente un contingente, il più imponente esercito mai inviato prima alla conquista  del Nord Africa un esercito di 40.000 uomini con a capo un condottiero poi divenuto notissimo per le sue coraggiose imprese: Hassan ibn an Nu’man.  Mentre avanzava l’esercito arabo distruggeva tutto ciò che incontrava, sconfisse i Bizantini che erano la forza dominante lungo le coste e poi si rivolse contro i berberi della montagna che si erano raggruppati attorno alla Kahyna.  La regina dell’Aurès sferrò un attacco che  arrestò gli arabi ed impose loro una prima sconfitta. La Kahyna aveva toccato l’orgoglio del generale arabo fu avvertita che Hassan si era messo in marcia per attaccarla e ritirandosi iniziò la pratica della terra bruciata, tutto ciò che lasciava alle spalle veniva distrutto, paesi,  pozzi, campi e raccolti per non lasciare alcun bottino all’invasore. Fece demolire anche la fortezza di Bagaia  nella convinzione che il generale musulmano mirasse al possesso dei luoghi fortificati. Frattanto Hassan avanzava contro di lei senza preoccuparsi di ciò che faceva. Le note storiche dicono che la raggiunse presso l’wed Nini vicino a Tebessa. La Kahyna reagì e dopo un accanito combattimento mise in fuga i musulmani, molti perirono nella battaglia e altri furono fatti prigionieri. Gli arabi furono respinti oltre Gabes e ricacciati in Tripolitania. Tra i prigionieri c’era un arabo di nome Qais, un giovane distinto e dai modi cortesi, la Kahyna  per la sua capacità preveggente  lo tenne presso di se come un figlio. Visto il successo dei berberi i Bizantini rioccuparono Cartagine  e tutta la fascia costiera della Tunisia Settentrionale. La Kahyna al massimo della sua ascesa mantenne la sua politica di distruzione ed in un suo celebre discorso affermava che gli Arabi vogliono impadronirsi delle città, dell’oro, e dell’argento, mentre noi non desideriamo che avere campi e pascoli. Per questo il suo piano voleva la totale distruzione affinché gli arabi si scoraggiassero e perdessero l’interesse per il nord Africa. Inviò i suoi partigiani ovunque allo scopo di distruggere i castelli, tagliare gli alberi e spogliare gli abitanti di ogni bene. In realtà crediamo che questa sia stata la propaganda araba divulgata molto dopo gli avvenimenti per giustificare le distruzioni che loro stessi avevano praticato  nel corso delle differenti invasioni. L’esercito arabo comunque non tardò a riconquistare Cartagine dove si insediò un piccolo presidio e concentrò tutte le sue forze nuovamente contro la regina dell’Aures.  La Kahyna sfinita dai numerosi attacchi, impaurita per la caduta di Cartagine, comprese che la sua situazione era oramai disperata. Essa aveva nel cuore di salvare i suoi due figli quindi  chiamò Qais il suo figlioccio arabo e gli confessò che lo aveva adottato in vista di questo drammatico epilogo. Gli chiese di recarsi dal generale Hassan  per chiedere la grazia per i suoi due figli e che lei sarebbe poi morta in battaglia. Qais disse che se fosse avvenuto ciò che lei aveva predetto, cioè che lei avrebbe continuato a combattere Hassan non avrebbe accettato di accogliere i suoi due figli anzi li avrebbe certamente uccisi. La Kahyna conscia delle sue capacità divinatorie disse che uno dei suoi figli acquisterà presso gli arabi un grande prestigio incitò quindi  Qais a partire e a tornare con un salvacondotto per i suoi figli. In effetti   Hassan li accolse con benevolenza e li mise a capo di truppe berbere che si erano affiancati all’esercito arabo lungo i percorsi di conquista. Hassan ibn an Nu’man sferrò un attacco spietato ed accanito contro la Kahyna, la strage fù immensa, il sangue scorreva a fiumi, i Berberi furono messi in fuga dopo aver subito enormi perdite. La Kahyna fu raggiunta ed uccisa nei pressi di un pozzo nei pressi di Tabarka che tuttora ha il nome di bir al Kahyna. La sua testa fu tagliata e portata in Egitto al Califfo come trofeo. L’uccisione della regina dell’Aures fu fatale per i berberi rimanenti, tutti si arresero, Hassan fu clemente con i vinti fece una amnistia generale e questo fece confluire  in massa alle conversioni nella nuova religione e da questo momento l’Islam si diffuse capillarmente tra i Berberi.      

 

Marino Alberto Zecchini

 

 

 

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