
Mistica e Sufismo (tasawwuf)
Il nome
Sul nome sufi sono state formulate differenti ipotesi tra cui le più accreditate sono: riferimento al loro grezzo e povero abito di lana (suf) indossato come simbolo di abbandono della opulenza per una dedizione totale alla sottomissione (Islâm) alla ricerca della purezza dello stato interiore.
Un’altra ipotesi sulla derivazione del nome sufi viene collocata dal termine safa’ che indica “al primo posto di fronte a Dio”
I mistici del deserto
I sufi in origine erano degli asceti-mistici che vagavano nel deserto. Singoli individui che si isolavano dal mondo per una vita di preghiera e ritiro fatta di astinenze e contemplazione alla ricerca di Allah. Una personale espressione dei modi per cercare la ragione dell’essere al di fuori della religione istituzionalizzata. …non vi era nessuna norma se non quella di cercare Dio…( Trimingham, opera cit., pag.2). Il tasawwuf all’inizio quindi era uno stile di vita personale, senza alcuna istituzionalizzazione.
Origine e diffusione
Il contesto geografico dove si manifestò la prima volta ci porta nel IV sec. dall’Hegira (X° dell’era cristiana) in Persia e poi in tutta l’area mesopotamica, in seguito si estese nel Maghreb e in Africa sub sahariana. Dopo l’invasione mongola si diffuse anche in Oriente in tutta l’Asia in Indonesia e nelle Filippine. Nella storia più recente si trovano molte confraternite diffuse in Europa ed in tutto l’occidente dove il sufismo è diventato la chiave di molte conversioni all’Islam.
L’istituzione
Nel’V sec. dell’Hegira (XI° era cristiana) le confraternite Tasawwuf iniziarono a istituzionalizzarsi nelle prime forme organizzative e strutturali come un movimento popolare. I sufi cominciarono a trovare consensi tra il popolo e la loro fama diffondersi. In questo periodo si realizzarono quei luoghi chiamati: ribat, khanaqan, zawya. Questi edifici, in particolare i ribat, in origine erano luoghi di frontiera dove si riunivano in preghiera e nello studio. In seguito con l’ulteriore diffondersi del movimento questi luoghi diventarono centri di esercizio e di addestramento.
At tariqa (il percorso, il metodo)
La confraternita inizia la formazione della sua struttura basilare.Attorno ai maestri capostipiti caratterizzati da notevole sensibilità spirituale aderirono semplici uomini che decidevano di seguire “il maestro” per apprendere il modo di raggiungere Dio, si ponevano sotto la sua guida, il quale gli indicava il “metodo” (la tariqa) da perseguire.Nel frattempo i legalisti islamici, gli ulema ( dottori della Legge) osservavano con sospetto l’espandersi dei centri di tasawwuf, poco controllabili e considerati pericolosi. Decisero di inglobare nella istituzione ufficiale i centri, i ribat, le khanaqah e le zawya per meglio controllare quella posizione politico-carismatica acquisita nella società dalle confraternite tasawwuf. Così che dal VII sec. dell’Hegira ( XIII° dell’era cristiana) la struttura del tasawwuf acquista la sua forma definitiva. Lo spirito che governa il rapporto tra il maestro che è la guida, ed il discepolo muta lentamente direzione, da quella socio, politico-religiosa si sposta marcatamente su quella mistica. Iniziano cosi a formarsi le prime catene (selsela), ognuna di loro si riferisce al suo fondatore che diviene lo Sheikh (sceicco) un wali (protetto da Dio), un uomo santo dai poteri taumaturgici, possessore di una “baraka” (benedizione divina).Le confraternite si caratterizzeranno dall’inizio fino ai secoli seguenti nelle forme e nelle qualità che il suo capostipite lo Sheikh ha indicato nei suoi insegnamenti nel corso della sua vita, caratteristiche che hanno due livelli, uno esteriore conosciuto ed uno interiore di cui non a tutti è concesso conoscere (el qishr wa al lobb).Sin dall’inizio si notano nelle “tariqa” forme gerarchiche molto pronunciate che risulteranno fondamentali per la formazione degli ordini. Il discepolo seguirà le indicazioni del maestro affidandosi completamente a lui. Attraverso i suoi insegnamenti percorrerà le tappe (maqamet) che lo aiuteranno a scoprire i veli che gli permetteranno di conoscere la verità (hakika).
Maestro e discepolo (Murshid e Murud)
