
I Novantanove Nomi di Allah (Asmā Allah al husnā)
…mi soffermavo continuamente sui significati che potessero avere i 99 nomi di Allah. Mi chiedevo il senso, lo scopo. Mi apparivano, a una prima considerazione, termini eccessivamente superficiali per descrivere Dio, erano espressioni, parole che tradotte in italiano potevano essere parti di preghiere a un Dio troppo umano per essere onnisciente, eterno, universale. E poi… uno meno di cento, perché? Forse il Dio antropomorfo che aveva permeato la mia coscienza religiosa fin da quando ero bambino poteva in qualche modo essere descritto con questi appellativi, ma il Dio dei musulmani? Essi avevano nella loro storia persino vietato le raffigurazioni umane e divine, perché Allah non è rappresentabile, perché è tutto: creazione ed emanazione, energia e luce, centro dell’intelligenza, essenza e periferia, materia fisica e biologica elaborata in quella che gli uomini chiamano natura e altro ancora… descritto nel centesimo nome, che non è concesso agli uomini di conoscere, simbolo del limite umano. L’arte dei musulmani si era concentrata sulla parola, sulla calligrafia, sull’arabesco, icone simboliche del mondo divino, chiavi umane per leggere il soprannaturale. Ecco, viaggiatori del deserto il percorso, in questo passaggio non esistono piastre, binde o supporti che possano sostenere il valicarlo. L’introspezione, la sintesi poetica, la conoscenza profonda dell’islam, della cultura araba e del deserto, sono per me il supporto di disincaglio, il satellitare per l’orientamento. Non tutti possono conoscere l’Islam e la cultura araba, ma ognuno di noi si è cimentato in qualche modo con il deserto, ed è attraverso il deserto che vorrei portarvi su questi percorsi, lungo i quali il “pragmatismo” termina all’istante per rimanere malato in quarantena nel mondo esteriore, superficiale, essoterico dell’apparenza. Nel deserto, luogo di confine, frontiera estrema tra la vita e la morte biologica, dove il fermento degli esseri è alla continua ricerca di nuove strategie di sopravvivenza, c’è il perenne sogno biologico del desiderio di vita. L’insetto che resta per tutta la notte immobile, per sorbire la goccia di rugiada che dal suo dorso gli colerà sino alla bocca, non è forse un atto di estrema misericordia: Allah ar Rahîm (il misericordioso). Nelle grandiose trasfigurazioni dei paesaggi di sabbia, durante gli sconvolgenti ed impetuosi venti che modellano le ere geologiche esprimendo fasi di rinnovamento: Allah Al Musawwir (il trasformatore).

Nelle radici delle piccole e tossiche zucche sferiche, lunghe centinaia di metri, intricati labirinti, portatori di linfa, sclerotizzati ogni giorno al limite della morte, riprendono vita la notte, tendendosi, allungandosi, lontane, alla ricerca del loro sogno biologico confermano il miracolo della rinascita: Allah al-Ba'îth, (il rinascente). Questa è una pista che porta molto lontano, questa non è che la prima traccia, intima osservazione della natura, maestra di percorsi rivelatori. Cerchiamo il passaggio attraverso il simbolo, per entrare nei microscopici tubi venosi dove scorrono fiumi di jeni ed impulsi elettrici. Ai confini di un atlante panteistico, nel quale vi sono le reali morfologie della vita intima della natura. Quella natura, che nella forma esteriore ci appare composta in agglomerati atomici e molecolari nelle differenti sfere universali. Mondi in cui il cielo, l’acqua, la sabbia, l’uomo e ogni cosa sono fratelli perché tutti insieme sono figli e componenti del divino.
Se tu domandi dov’è Allah,
l’acqua, il cielo, la sabbia
ti rispondono:
sono io, sono io, sono io.
Perché egli è tutto …
Dassin, poetessa targwya
Sintesi poetica e metafora ci possono dare la chiave di lettura dei nomi di Dio, che non sono semplici appellativi ma motori dell’essere e del divenire, anima e forza creativa di tutte le cose, da ricercare nelle manifestazioni della natura, in ogni atto apparente o nascosto della grandiosità dell’essere e del divenire universale. Momenti alchemici, evolutivi e creativi, dentro le viscere del più piccolo degli esseri, sino ai sistemi galattici. La natura è il tangibile reale dell’emanazione divina, la testimonianza inconfutabile. La contemplazione delle sue manifestazioni è la chiave che apre le porte. In un seme apparentemente inattivo c’è l’architettura di tutto l’albero, il progetto di riproduzione perenne, le caratteristiche geniali, tutte inserite in un piccolo guscio. In un alba sahariana c’è il risveglio del mondo. In una gazzella il guizzo nervoso di uno sguardo in cui vi si legge la sua fragile eternità”. Ecco il percorso tracciato, luce pervasiva e rigenerante di ogni particella. Il compito umano della ricerca dei significati dei novantanove nomi di Dio dentro le manifestazioni naturali e negli intimi sentimenti degli uomini. Significati nascosti posti sovente in estrema evidenza. Ar-Rahmân (la clemenza), Ar-Rahîm. (la misericordia), Al-Mâlik (la sovranità), etc. Ecco la pista nascosta. La sublimazione del significato di ogni appellativo esteso alle fasi minute del trasformarsi della natura, dell’interminabile succedersi degli effetti di ogni atomo esistente, dei comportamenti umani. Concessioni divine eternamente elargite in cui clemenza, misericordia, grandezza, santità, pace etc. sono negli atti visibili ed invisibili delle cose. Nomi delle azioni, delle influenze e delle energie più intime del divenire visibile ed invisibile. Nomi insignificanti se restano prigionieri del pragmatismo occidentale, nomi essenziali se oltre che con la bocca passano dalla testa per dissolversi nel cuore.
«Ad Allah appartengono i nomi più belli: invocateLo con quelli»
(Corano Al
‘arâf 180)