A DOUZ DAL PROFONDO SUD DELLA TUNISIA UN GRUPPO DI RAGAZZI E RAGAZZE SORDOMUTI DELL’ISTITUTO “ATAS”  HANNO PORTATO

“IL TESTIMONE”

IN  ITALIA NELLA CITTA’ DI VARESE E A BUGUGGIATE

 Douz e una cittadina del profondo sud  Tunisino,  definita la porta del deserto, un punto incastrato tra le dune di sabbia, limite facilmente raggiungibile, oltre il quale inizia il più grande deserto del mondo, il “Sahara el Kubra”. Qui ci sono le oasi, che viste dal cielo interrompono il paesaggio dal colore ocra della sabbia  e disegnano il territorio di macchie come  il manto di un leopardo. Il turismo è certamente un componente economico del luogo importante ma sembra a volte chiuso dentro un cerchio di pochi ed interessati uomini d’affari. Molta della gente che popola questa cittadina vive tuttora  il  duro lavoro  dei pastori sempre alla ricerca di rari pascoli per i loro animali. Uomini che trascorrono le nottate sotto il cielo stellato tra i geli invernali e il soffocante calore estivo. Un  sacrificio  parallelo all’agricoltore delle oasi, dove  è necessaria una laboriosità incessante perché il deserto continua ad aggredire e  a divorare spazi.  Qui abita un gruppo etnico insediato da millenni che si è andato via via nel trascorrere del tempo mescolato per formare una nuova e pacifica convivenza tra  gente berbera, araba e nera. Tutta insieme questa gente si è composta in una grande tribù che ha il nome di M’razigh. Nel recente passato fu un punto di insorgenza rivoluzionaria che contribuì in modo fondamentale alla guerra di liberazione dalla Francia. Oggi Douz è un paese in fermento teso al miglioramento di una vita a cavallo tra quell’illusorio  modernismo portato dall’occidente e la fatica di vivere il deserto.  “Il  Sahara, nonostante i tempi d’oggi, lì, impone ancora la sua dittatura”. In questa cittadina aperta alla conquista di una vita migliore esiste però una singolare realtà socioculturale: “la  Scuola dei Sordomuti (ATAS)” un ente che nella regione è divenuto importante per le sue attività di recupero dall’handicap attraverso iniziative culturali che potremmo definire nonostante gli scarsi mezzi di alto profilo. Questo istituto ha alle spalle una storia di rapporti con l’Italia nella città di Varese, ed in particolare con il villaggio di Buguggiate, una storia di progetti e di realizzazioni che si sono concretizzati nel 2003 con un primo viaggio da Douz a Varese  di un gruppo di ragazzi e ragazze dell’istituto. accompagnati da alcuni istitutori e dal direttore della scuola; il professor Mustafà Belharbi. Un viaggio avventuroso effettuato con il pulmino della scuola che, dopo essere sbarcati a Palermo attraversò la Sicilia, percorse tutta l’Italia sino all’estremo nord nella Città di Varese dove furono accolti ed ospitati amorevolmente da  un gruppo di italiani che avevano creduto nelle potenzialità artistiche  ed umane dei giovani tunisini. Nei giorni della loro permanenza presentarono un pezzo teatrale dai contenuti artistici e sociali di grande effetto. Il gruppo dei ragazzi sordomuti di Douz ebbe un tale successo che giornali e canali televisivi italiani ne parlarono per alcuni giorni. In questa occasione si allacciarono forti amicizie che si svilupparono  in frequenti contatti reali e telefonici sino ad oggi.  All’inizio del corrente anno il gruppo teatrale dell’Atas di Douz, con l’insostituibile aiuto artistico  del regista Signor Ibraim Ben Amor, a cui riconosciamo una grande sensibilità e capacità  intellettuale ha preparato  un nuovo spettacolo intitolato “Il Testimone”.  Nel contempo i responsabili italiani nelle persone di Gisa Legatti e Marino Zecchini  che non avevano cessato di credere nel valore culturale ed umano del gruppo di Douz hanno riproposto in Italia  per  lo scorso  mese di giugno il nuovo pezzo teatrale. Tutta la compagnia di Douz si imbarcò per questa nuova  grande avventura.  Il bus dell’ATAS  dopo essere sbarcato a Marsiglia giunse con tutti i componenti in Italia a Varese dove furono accolti ed ospitati dai numerosi amici. Si fermarono una settimana  in cui presentarono due volte lo spettacolo. In ogni occasione gli spettatori furono numerosi ed il termine della rappresentazione era segnata da acclamazioni e prolungati elogi. Una autentica esplosione di concetti e di metafore venivano proposti in modo artistico dalla regia e dagli attori che essendo muti comunicavano attraverso simbolismi scenici gli orrori delle vittime di una guerra subita e mai voluta. Quella guerra che non è mai lotta di liberazione ma china agli interessi delle multinazionali del denaro, del petrolio, delle armi. Tutto lo spettacolo ha toccato profondamente il cuore degli spettatori ed è in una sintesi un forte grido di pace  lanciato nel buio di una profonda notte dell’ignoranza.

L'Association Tunisienne d'Aide aux sourds section de Douz (ATAS).

La scuola è frequentata oggi da alcune decine di allievi dai 6 ad oltre 20 anni di età. Nelle classi  dei più piccoli vengono impartite lezioni  di base, lingua, aritmetica e cultura generale.   Per i più grandi diversi laboratori professionali nell’intento di avviarli al lavoro. Un passaggio difficile in queste regioni dove il lavoro è scarso e le situazioni economiche non presentano molte possibilità. Il direttore dell’Istituto il Prof. Mustafa Belharbi  ha di recente terminato la realizzazione di un nuovo manuale sull’uso del linguaggio gestuale. Questo manuale contiene tutti i gesti necessari alla comunicazione con tutti. Il nostro obiettivo dice è che questo nuovo manuale dovrebbe diventare uno strumento della comunicazione con cui sia possibile, visti i cambiamenti veloci di questo secolo, legare la cultura del passato con quella futura, ed è costruito sulla base di gesti tradizionali dei sordi  della regione in cui sono stati  inseriti quei nuovi concetti  giunti con il cambiamento dovuto ai contatti internazionali ed informatici.  Ma ciò di cui l’istituto e i suoi istitutori sono fieri è l’attenzione a cui dedicano al difficile momento in cui l’allievo diviene adulto e deve in qualche modo e con tutte le difficoltà locali inserirsi nel lavoro. I giovani dopo la specializzazione ottenuta nella scuola vengono inseriti nei piccolissimi laboratori artigiani del paese per l’apprendimento reale di una professione, alcuni, grazie all’impegno dell’istituto  sono riusciti anche nella conduzione di una piccola bottega artigianale.

Il Direttore Prof. Mustafà Belharbi  esprime alcune delle motivazioni didattiche che lo hanno portato a scegliere il teatro come forma di recupero e socializzazione dei giovani allievi ed allieve: “Questo centro ha il compito essenziale della educazione e l’apprendimento professionale.  Per valorizzare ancora di più i nostri allievi abbiamo pensato ad altre attività come lo sport ed in particolare  il teatro, perché il teatro è ancora un altro mezzo per dare  una ulteriore  possibilità ai nostri ragazzi,  per la loro integrazione sociale,  per  la valorizzazione del  loro ruolo e  per dar modo a loro di mostrare  le loro capacità anche in  un’arte che per paradosso sembra non  appartenere alle loro possibilità espressive.Dunque in questi ultimi anni ci siamo cimentati nel teatro avendo notevoli successi, siamo andati in Italia a Varese ed in Francia nel 2003 con un pezzo intitolato “IL grido nel Silenzio” Ora siamo pronti per la presentazione di un nuovo pezzo che abbiamo intitolato “Il Testimone”   Un tema che tratta le difficoltà di vivere in un mondo in cui la violenza sembra mortificare l’uomo.

 LO SPETTACOLO

LE TÉMOIN (IL TESTIMONE)

  Dopo una prima esperienza teatrale il cui valore è stato riconosciuto nel corso della tourné in Tunisia e in Europa l’Ecole des sourds de Douz (Tunisia) torna in Italia con un nuovo spettacolo, LE TEMOIN scritto e diretto da Ibraim Ben Amor.

Oggetto dello spettacolo è la visione del mondo, della sua realtà storica percepita da un luogo, il deserto, e da una condizione esistenziale, la sordità.

Tutto è gridato con le musiche spesso dissonanti, con suoni gutturali e gesti senza mediazione.

I protagonisti, accompagnati da effetti scenici che intrecciano il linguaggio del cinema e del teatro compiono il loro viaggio nell’universo di oggi, dove si risveglia da un lungo passato una giovane donna che, vittima di violenza, partorisce Selma, una bimba sordomuta subito strappata dalle sue braccia dall’Angelo del Male. La donna inizia la ricerca della bambina ed è costretta a confrontarsi con le peggiori immagini dell’orrore fino alla follia. Quando ritroverà la bambina, saranno la sua risata e le sue lacrime ad aprire per tutti il dilemma della nostra storia: disperazione o speranza?

 La troupe è composta da 10 attori diretti dal regista Ibraim Ben Amor, dai tecnici e dal direttore della scuola Mustapha  Belarbi. 

Prologo

Sulla scena alcuni attori si prendono a schiaffi violentemente. Disordine, tensione, collera. Atmosfera misteriosa, sensazione di assurdo.

Ritorno alla vita

Si scoperchiano delle antichissime tombe. Si alzano dei morti. Non c’è nulla di definito né tempo, né luoghi, né identità. Cadaveri che escono da una storia molto lontana. “Lei” giunge in questo strano mondo al quale sarà tolto il velo: guerra, distruzione, violenza.

La violenza

Una donna… è uscita dal suo letto-bara per essere violentata subito ai suoi primi passi, in una cloaca pestilenziale.

E questo da dove viene?

Incinta suo malgrado con in seno il frutto della violenza e dell’ingiustizia, ritorna dai suoi. E loro chiedono “ da dove viene questo?” Indicando il suo futuro figlio risponde: “chiedeteglielo, vi risponderà”.

La perdita

La donna partorisce in mezzo alla sporcizia del canale. Una bella bambina sordomuta che chiama Selma…Prima ancora di averle fatto il primo bagno qualcuno gliela strappa dalle braccia…comincia allora una lunghissima ricerca.

Il rapimento

Carico di sofferenza il tempo passa…la donna si ostina nella ricerca, nonostante la presenza militare, il coprifuoco, i blocchi stradali. Ha un bel mostrare documenti e leggi che testimoniano i suoi diritti, l’ingiustizia continua a respingerla. Ogni qualvolta si avvicina a Selma, “il male” gliela strappa dalle braccia.

L’incendio

La guerra incendia il mondo. Tutto brucia. Il terrore domina. Le piccole anime innocenti vengono falciate e piccoli cadaveri sono in mostra ovunque. La madre li scopre uno ad uno, alla ricerca di Selma…”Non è fra questi”.

La carestia

Dopo la guerra resta in eredità la fame. I bambini sono di nuovo le vittime privilegiate. Bambini alla sbando, in cerca di cibo… le sorgenti si prosciugano… i campi di grano bruciano… crescono i fucili: questi FIORI  DEL MALE. E questi giocattoli di metallo che causano mutilazioni e disseminano membra di bambini.

La paura

Il terrore si è insediato negli animi e invade i quattro punti cardinali… la sicurezza è svanita e la pace parte in esilio. Ecco Selma, come una foglia morta che i venti spingono verso la notte ed ecco sua madre che percorre tutte le vecchie fogne…senza trovarla…

La repressione

I suoi passi la portano verso l’universo delle prigioni dove scopre la repressione in tutte le sue forme senza distinzione fra grandi e piccoli e dove deve confrontarsi con le peggiori immagini dell’orrore…solo il canto sembra permetterle di continuare.

Il crollo

L’orrore si banalizza fino al delirio…la madre perde le forze e cade svenuta.

La follia

In questi tempi maledetti la pazzia si impadronisce di lei e la trascina come una tempesta…di fronte all’egoismo dell’ALTRO e davanti a questa bimba trascinata dall’”Uccello del male” lei perde tutte le sue difese.

 

Il grande viaggio

Uscita da una vecchia tomba dimenticata, voleva scoprire la bellezza del mondo che aveva lasciato da molto tempo. Ma il luogo della sua resurrezione è una cloaca-prigione. Quando decide di “ripartire” , Selma l’hà gia preceduta: la corda è gia intorno al suo collo…in questa stessa fogna.

Il testimone

Selma stringe la corda… la bimba scoppia a ridere con gli occhi pieni di lacrime.

 (tradotto dal testo-canovaccio di  Ibraim Ben Amor)

 Marino Alberto Zecchini