LA SABBIA – IL SOLE – IL SILENZIO

Piccolo viaggio introspettivo  nel Sahara Tunisino

Il deserto è un universo ridotto all’esenziale, la Sabbia, il Sole, il Silenzio, costituiscono gli elementi  che più di altri lo caratterizzano. 

 A volte nel deserto la solitudine e il silenzio assoluto provocano attimi di angoscia, lo spazio immenso ed il nulla contribuiscono al formarsi di emozioni sconvolgenti. La precarietà dell'uomo si evidenzia a volte in uno strano e cercato desiderio di comunicare e si parla, si parla per rompere l'opprimente silenzio, le parole nell'aria acquistano peso e volume. I gesti prendono la giusta importanza, tutto ciò che si fa prende finalmente la misura dell'uomo, senza finzioni, senza stereotipati modelli comportamentali. E' allora che l'incontro con la cosa più banale, un filo d'erba, una pietra, una traccia, ricollega il proprio essere con la vita. Ma via ancora alla ricerca dell'acqua, da un pozzo all'altro, piste della sete, la sabbia asciuga l'ultima goccia di sudore sulla fronte avvolta nello "chech" (turbante).Gli occhi si stringono al riflesso del sole sui cristalli di sabbia. E allora la "Fata Morgana" costruisce, goccia su goccia, mari di disperati e tremolanti miraggi. I nostri occhi copiano primordiali tramonti che si chiudono, oscuri, sulle paure di notti solitarie. Dopo tanto tempo trascorso nel nulla, l'incontro con l'uomo è l'incontro con Dio, chiunque lui fosse, noi leggiamo sul suo viso la stessa impressione. La parola, la semplicità del gesto crea subito un forte patto di solidarietà. L'immensa natura e i disagi dell'ambiente formano nell'uomo grande rispetto di sè e degli altri. La ricerca nel vuoto del Sahara della propria identità è una pista difficile ma che vale la pena di percorrere

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Ma cos’è di per sé il deserto? Un’ampia regione emersa con scarse precipitazioni e quindi vegetazione effimera e vita animale ridotta; in condizioni naturali scarsamente utilizzabile da parte dell’uomo. La parola “deserto” deriva dal latino deserere (abbandonare). Così i dizionari o le enciclopedie. Ma questo dice tutto e non dice niente. Perché i deserti, quelli dell’immaginario classico, sono sabbiosi, a dune (erg) o pietraie (hammada o serir).  Ma iniziamo dal deserto per antonomasia il Sahara. Si estende attraverso tutta l´Africa del Nord, dal Mar Rosso all´Oceano Atlantico, con un’ampiezza di 4.000 chilometri e una superficie totale di 8.600.000 kmq (quasi quanto gli Stati Uniti). Oltretutto, giorno dopo giorno, si allarga sempre più. Dal punto di vista geologico è uno scudo, la cui altitudine è compresa tra i 300 e gli 800 metri. Dici Sahara, che in lingua araba significa “grande vuoto”, e pensi ad una distesa di sabbia, ma in realtà il Sahara è coperto da sabbia solo per un quarto della sua estensione. Il resto è roccia. La sabbia si accumula a formare dune, che possono arrivare a toccare anche i 100 metri in altezza, nelle conche o vicino ai rilievi grazie ai fortissimi venti. Questi venti originano talvolta dei campi molto estesi (erg) nei quali le dune sono allineate in lunghe catene dalle dorsali appuntite, separate da stretti canaloni. Il più importanti erg  che si trova in Tunisia è il Grande Erg Orientale Qui si registrano durante l’estate le temperature che normalmente superano i 50 °C e raggiungono, a volte, anche i 70 °C sulla sabbia. Il clima è naturalmente arido: la piovosità, pur variando da luogo a luogo, non supera normalmente il valore medio annuo di 100 mm. L’escursione termica è un fenomeno conosciuto, di notte durante l´inverno, possono anche verificarsi delle gelate.
Ciò che più colpisce l´immaginario collettivo sono le dune di sabbia ma il deserto non è mai uguale a se stesso: il paesaggio è assai vario e tutt’altro che monotono. Gli orizzonti si succedono, alle dune si contrappongono le piatte distese di ghiaia del reg, le barcane, le dune mobili dalle parabole sinuose a mezza luna disegnate dal vento, lasciano il posto alle rocce dai profili erosi, a pinnacoli e guglie, a rocce tondeggianti levigate dai granelli di sabbia, a pertugi e fenditure scavate dalla natura.  E poi i colori sempre mutevoli e diversi che dipingono il territorio.
Ma la vita nel deserto dipende in maniera assoluta dalle oasi e dalla possibilità di recuperare dell´acqua. Quando piove, soprattutto d´inverno, il deserto cambia immediatamente aspetto: si formano dei grossi corsi d´acqua che, nella maggioranza dei casi, si esauriscono in bacini interni chiusi (chot) senza arrivare al mare. L´acqua scorre nei letti prosciugati di fiumi (uadian), testimonianza di una idrografia pregressa e soltanto alcuni millenni fa qui vi era una vegetazione rigogliosa, con fiumi e foreste.  Ne sono prova conchiglie fossili e ossa di animali e soprattutto le pitture rupestri  di Ghumrassen che offrono un quadro vivido della vita preistorica  di questa porzione di Sahara. Le acque piovane, quelle che non evaporano rapidamente a causa delle temperature elevate, si infiltrano nel terreno andando ad alimentare le falde acquifere di cui il Sahara è molto ricco. La stessa acqua, affiorando per vie naturali o tramite pozzi, consente agli abitanti del deserto di vivere. E poi ci sono le oasi, quando il terreno si abbassa fino ad incontrare la falda acquifera, gli unici punti del Sahara dove è possibile praticare attività agricole e creare insediamenti  e paesi. Le oasi sono anche delle stazioni importanti per gli spostamenti lungo le piste per attraversare  il deserto. Ma il Sahara  tunisino è abitato  anche da uomini, sono ancora numerosi gli abitanti dei villaggi del sud in cui molte famiglie praticano il nomadismo. Durante la primavera  preparano le loro tende  (keima - bit šh'ar) La fibra preferita per la tenda è la lana di capra, perché ha la lunghezza e la robustezza adatte. Anche la lana di pecora e di dromedario vengono talvolta utilizzate e persino fibre vegetali (halfa). Il colore della tenda è dovuto unicamente al colore naturale del pelo dell'animale da cui si è ricavata la lana. La lana viene filata con un semplice fuso a goccia(magzel igâm), che è il metodo di filatura più antico che si conosca. Il telaio (mensej hardi) con cui si tessono i peli di  capra è orizzontale al terreno; la lunghezza della striscia tessuta prende il nome di flij  ed è l'unità modulare di costruzione della tenda. Il sistema costruttivo è dei più antichi: ciascuno degli undici teli della tenda sul tabernacolo, menzionata nell'Esodo, hanno le stesse dimensioni dei teli attuali e la loro lunghezza e larghezza (30 cubiti x 4) è accuratamente specificata in Esodo 26,11-18. La gente del sud è fiera e semplice svolge una vita frugale con pochi alimenti, vive di essenzialità così come è essenziale il deserto. A questo punto sorge la domanda logica del perché andarci. Sicuramente un viaggio nel deserto ha sempre un grande fascino, impossibile da dimenticare, ma anche difficile da raccontare senza finire nei soliti luoghi comuni.  Le seguenti sono solo alcune delle mie personali motivazioni:

il Sole: del deserto è un’esca che ti cattura  e diventi preda  del suo incantesimo luminoso, colorato di albe e tramonti sconfinati dove si perdono le connotazioni terrene, dove le fate morgane elaborano paesaggi smaterializzati e tremolanti, dove le porte del cielo si aprono in squarci  profondi ed azzurri in cui puoi tuffare tutto il tuo spirito.

Il Silenzio perché il deserto è un paese muto in cui il silenzio è intenso come in nessun altro luogo del mondo, dove si ha la sensazione estremamente appagante di esistere nel mezzo di qualcosa di assoluto.

La Solitudine: il deserto è il luogo del battesimo della solitudine, cassa di risonanza di un simbolo metaforico,  spazio ideale per la ricerca mistica, luogo della parola divina, porta dell’introspezione che porta ad esplorare i propri deserti interiori.