
Gli ksur sul percorso carovaniero dell’Oued Zonday
La preparazione frenetica del giorno prima aveva avuto come esito di donarci una nuova carica di entusiasmo. L’obiettivo che ci eravamo preposti era di ritrovare le tracce o comunque i siti che costituivano le tappe carovaniere lungo lo snodarsi dell’oued Songay. Un largo solco che si dirama dall’oued Tataouine e si dirige verso sud est perdendosi dentro le sabbie dell’Erg el Meit (il deserto del morto). Oggigiorno lungo le sponde dell’asciutto fiume si trovano piccoli villaggi abitati dai discendenti dei gruppi berberi che un tempo abitavano nelle cittadelle arroccate sulle vette delle montagne che contornano tutta la valle dell’oued Songay.

Cittadelle o meglio ksur, villaggi fortezza costituiti da una parte destinata a granaio (corfa) ed un’altra a villaggio trogloditico (kalaa). Abitazioni realizzate in grotte scavate nella montagna, piccoli labirinti sotterranei in cui uomini ed animali, soprattutto ovini e caprini vivevano in simbiosi. La prima grotta destinata alla convivenza famigliare ed altre scavate ai lati o sul fondo di dimensioni ridotte erano le dispense ed il ricovero dei piccoli del gregge che abbisognavano di maggior protezione. Le cittadelle sono state abbandonate durante la prima fase di governo politico di Bourghiba, quando per le differenti motivazioni politico-sociali il governo tunisino promuoveva la sedentarizzazione dei nomadi. Iniziarono nella stessa fase le prime opere di urbanizzazione (acqua, elettricità, scuole e distretti sanitari) nelle valli in vicinanza alla strada o alla pista più agibile per far giungere i differenti confort di quella che era intesa come “speranza di vita moderna” andando a costituire i nuovi agglomerati abitativi, cioè i paesi che oggi si incontrano lungo i margini dell’oued.Zonday. di cui il più importante è certamente Mesturia. In realtà questa modernizzazione portò al cambiamento radicale dei sistemi di vita e della organizzazione sociale del passato che si era radicata e perfezionata sul territorio da qualche decina di secoli. L’abbandono delle grotte e della montagna costituì un cambiamento sofferto, la coesione tribale nella sua più nobile concezione iniziò una sorta di sfaldamento e la manifestazione unitaria del gruppo incominciò ad indebolirsi. Il confort promesso e tanto atteso non diede che un parziale esito positivo poiché le nuove abitazioni in mattoni e cemento non erano certamente più confortevoli delle grotte dove un naturale microclima le rendeva fresche durante l’estate e miti durante le gelide notti invernali. Il percorso storico che legava i picchi montagnosi dove erano insediate le cittadelle e la valle nella vicinanza del greto dell’oued erano stati per la gente degli ksur i percorsi di speranza.

Piste che snodandosi lungo le falesie dei monti anche per chilometri portavano agli incontri ed agli scambi sociali e commerciali. Nella valle di fianco al fiume serpeggia tuttora la strada che un tempo era la pista di congiunzione tra una cittadella e l’altra. Questo era il percorso carovaniero, lunghe file di dromedari carichi di mercanzie giungevano da lontano portando con loro prodotti di ogni genere, la gente degli ksur veniva a conoscenza del loro arrivo con il passaparola da un villaggio all’altro e si incamminavano lungo le ripe scoscese per raggiungere il passaggio della carovana dove potevano scambiare alcuni loro prodotti (lana e tessuti di pelo di capra) con i mercanti carovanieri ( zucchero, the, sapone etc.). Dunque questo era il tema da svolgere, visitare tutte la cittadelle lungo l’oued Zonday per constatare il loro stato di mantenimento o se si vuole di distruzione. Gli ksur sono oggi l’unica testimonianza storica e reale della regione, la loro architettura presenta aspetti straordinari, forme che escono dal consueto in cui si percepisce la realizzazione istintiva di una civiltà che aveva utilizzato materiali e metodi per la sopravvivenza in luoghi dove la natura terrificante del deserto è a volte dura e spietata. Appaiono come castelli di fango costruiti da un gigante dallo spirito ingenuo ma pratico. Cellule sovrapposte (corfas) con il tetto a botte erano i granai o meglio i magazzini di stoccaggio del ricavato in surplus della pastorizia e della micro-agricoltura che veniva praticata nei valloni attraverso il terrazzamento a gradoni (jessur).

Le cittadelle, vere piccole fortezze poste sulla vetta dei monti come nidi di aquila, avendo il medesimo colore dei materiali locali si confondono mimetizzate ed è necessario avvicinarsi per poterle riconoscere. Dopo l’esamina approfondita di molti particolari di cui quelli descritti non sono che le sintesi di alcuni, partiamo attrezzati di tutta la tecnologia oggi possibile ( GPS, Computer, fotocamere digitali e cineprese) per studiare e rilevare i dati necessari alla conoscenza degli ksur dell’oued Zonday . Il percorso nel suo insieme non è stato difficile anche se in alcuni tratti le piste di pietra erano molto scoscese, i paesaggi a volte eccezionali. In alcuni ksur, come el Tunchet, Bu Ziri e Uled Sedra ancora ben conservati, abbiamo trovato le strutture abitative e le cellule granaio intatte con i materiali d’argilla (vasi e otri) ancora presenti nelle grotte. Il nostro lavoro andrà ad accumularsi nella documentazione necessaria destinata all’UNESCO per il riconoscimento della regione come patrimonio mondiale.
I componenti della spedizione: Franco Valenti e Marino Alberto Zecchini